Benvenuti “Oltre la Gangway”

*Questo post fa parte della serie “Prima di imbarcare”.

Se sei arrivato/a qui, probabilmente ti incuriosisce oltrepassare la gangway e dare una sbirciata alla vita di nave.

Magari hai fatto una crociera e ti sei chiesto cosa succede dietro le porte con scritto “crew only”.

Oppure stai pensando di imbarcarti.

O, semplicemente, hai già lavorato in nave, o ci stai ancora lavorando, e stai cercando parole e pensieri che assomiglino un po’ ai tuoi.

Qualunque sia il motivo, ti do il benvenuto oltre la gangway.

Io mi chiamo Perla Diamond e per dieci anni ho lavorato come Direttrice delle Risorse Umane a bordo di navi da crociera.

Non vengo da una famiglia di marittimi.

Sono una psicologa “di terra” che, appena compiuti i cinquant’anni, si è ritrovata a vendere i propri gioielli per pagarsi un colloquio, rispolverare con fatica un inglese arrugginito, fare i corsi BST, e salire per la prima volta sulla gangway di una nave enorme che sarebbe poi diventata una seconda casa.

In questo blog non racconterò la crociera dal punto di vista dei passeggeri.

Non parlerò di buffet, piscine e spettacoli, anche se a volte se ne intuirà la presenza.

Qui voglio raccontare la vita nascosta dietro le porte “crew only”.

Le cabine minuscole dove si trovano persone e pezzi di vita “zippati” in pochi metri quadrati.

I lunghi corridoi bianchi dove ci si saluta, si litiga, si piange e si ride.

I giorni duri in cui è il mare a decidere l’umore della nave.

I crew party che sono al tempo stesso respiro, sfogo, divertimento e rischio.

Le grosse emergenze causate dal mare o dalla nave (incendi, tempeste, barche di migranti avvistate nella notte) e quelle più delicate, ma altrettanto devastanti, causate dalle persone (una foto fatta girare di nascosto, un rimpatrio negato, e purtroppo tanto altro).

Scriverò in stile memoir, a puntate.

Qualche volta ti porterò con me nel periodo in cui, prima di imbarcare, avevo perso il lavoro, il matrimonio e tutte le certezze della mia precedente vita.

Narrerò di come sia riuscita a fare “surf” sul cambiamento e cambiare rotta alla mia vita, sperando che il mio racconto possa essere di aiuto a chi si trova in una fase particolarmente difficile.

Altre volte ti guiderò dentro la nave, passando per la gangway, condividendo l’emozione del primo impatto della nave vista dal molo, e poi attraversando quei luoghi dove non entra mai nessun ospite: le aree “crew only”.

Vi racconterò di crisi e conflitti, di casi disciplinari difficili e indagini lunghe ed estenuanti, mentre sulla città parallela degli ospiti si brindava a “una vacanza indimenticabile”.

Vi racconterò anche dei porti e degli scali, di come sono vissuti dall’equipaggio.

E poi le pause pranzo veloci in bicicletta fuori dalla nave a Civitavecchia, Savona, Amsterdam o Fukuoka; il tramonto nel deserto o le cascate d’acqua dei Fiordi; i bagni nell’acqua cristallina dei Caraibi a Natale o il freddo polare di Capo Nord in estate.

Ma anche di quei porti in cui non si poteva scendere, delle giornate di cambio equipaggio con i corridoi pieni di valigie, abbracci, firme, pianti e addii.

Insomma, vi racconterò di un lavoro strano.

Ricordo che prima di imbarcare qualcuno mi diceva: «Vabbè, che vuoi che sia? È un lavoro come un altro.»

Non è un lavoro come un altro, credetemi.

Oggi vivo di nuovo a terra, in una casa piccola, quasi in riva al mare.

Ho un lavoro “normale”, ho davvero “un lavoro come un altro”, un calendario con le scadenze delle bollette al posto dei nomi dei porti.

Ma quando guardo l’orizzonte so che, da qualche parte là fuori, ci sono navi che navigano, equipaggi che vivono in corridoi simili a quelli che ho camminato per anni.

Una parte di me è tornata a terra.

Un’altra parte, inevitabilmente, è rimasta a bordo.

Perché è questo che fa la vita di nave, una volta che l’hai provata e vissuta sulla tua pelle: ti spacca in due.

***

E poi, per chi ne vorrà sapere di più, ci saranno anche le lezioni del mare: cosa il mare mi ha insegnato sul lavoro, sulle relazioni, su me stessa, sulla differenza tra fare HR a terra e farlo in una città galleggiante.

Se sei un ragazzo o una ragazza e stai pensando di partire, spero che qui tu possa trovare non solo sogni, ma anche qualche verità utile.

La vita in nave non è un incubo, ma non è neanche una favola.

È un tipo di vita diverso, più concentrato, più intenso.

Se sei un passeggero abituale, forse vedrai la prossima crociera con occhi un po’ diversi e proverai a immaginare le vite oltre le uniformi.

Se lavori in HR a terra, magari scoprirai cosa succede quando le “risorse umane” non sono solo “teste” o numeri che tornano a casa la sera, ma persone che vivono e lavorano chiuse in un guscio di ferro per mesi interi, lontane da casa e dagli affetti.

***

Questo è il progetto: mettere in fila storie ed emozioni, la vita che si svolge oltre la gangway, al confine tra mare e terra, e condividerla con te.

Chissà, forse un giorno sarai tu a condividere la tua storia con me!

Se ti va, possiamo cominciare proprio da dove tutto è iniziato per me: una foto scattata a Savona, su una catenella, con una nave alle spalle che ancora non sapevo mi stesse già chiamando.

Nel prossimo post te la racconto.

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