About me

 

Non si piange sulla propria storia, si cambia rotta.
(Baruch Spinoza)

 

Ciao, mi chiamo Perla Diamond, sono una psicologa e una scrittrice.

Per dieci anni ho lavorato come Direttrice delle Risorse Umane a bordo di navi da crociera, in giro per il mondo: dal Mediterraneo ai Caraibi, dal Nord Europa all’Asia.

Non vengo da una famiglia di marittimi e sono imbarcata per la prima volta poco dopo i cinquant’anni, dopo aver perso il lavoro a terra e aver rimesso in discussione tutta la mia vita.

Ho passato anni tra corridoi bianchi, cabine minuscole, porti meravigliosi visti di corsa, crew party, emergenze, ritorni a casa e nuove partenze.

In nave ho imparato cosa vuol dire davvero: vivere e lavorare in una città che non si ferma mai; gestire le risorse umane quando le persone non tornano a casa la sera.  ma vivono dove lavorano nello stesso luogo; convivere con la “malattia del ferro”, ovvero voler scendere e voler tornare nello stesso momento.

Oggi vivo di nuovo a terra, quasi in riva al mare.

Ho una casa piccola piena di magneti e souvenir, un lavoro “normale” e un rapporto con il mare che non sarà mai più quello di prima.

Perché il mare… quel mare nero, cupo e profondo, che terrorizza e affascina allo stesso tempo, quel mare misterioso ma anche meraviglioso quando diventa una linea piatta che sembra una piscina, quel mare che qualche volta s’impasta con il cielo e fa scomparire la linea dell’orizzonte, quel mare infinito basso che può diventare un tutt’uno con l’infinito alto e fondersi con esso in un abbraccio come se fossero due amanti nascosti dietro la foschia del mattino e la nave sembra galleggiare dentro una bolla di sapone, quel mare dove il sole si appoggia la sera trovando riposo e colorandolo di rosso, quello stesso mare dove il sole si affaccia il mattino spargendo raggi su verso il cielo azzurro e colorando l’acqua con pennellate di colori pastello come fosse un artista, quello stesso mare che non è mai uguale a se stesso e cambia colore con il cambiare della luce del sole, quel mare che ti destabilizza e ti fa saltare quando sbatte prepotentemente contro il ferro della nave, quel mare che ti fa rivoltare lo stomaco e poi la notte dopo ti culla dolcemente come se tu fossi un bambino in fasce, insomma… quel mare lì mi è rimasto dentro.

Non quello che vedo oggi dalla riva.

A volte, mentre nuoto nel mare o pagaio con la canoa, mi ritrovo quasi inconsapevolmente ad andare più al largo di quanto dovrei o potrei.

È come se ci fosse un richiamo dall’altra parte.

Soprattutto al mattino presto o al tramonto, quando in spiaggia non c’è quasi nessuno, mi sembra di sentirlo quel richiamo sottile.

Non è il desiderio di “farsi una crociera”.

È qualcosa di più antico e irrazionale, quasi come se il canto delle sirene esistesse davvero.

Per un istante, mi sembra persino possibile tornare a bordo dopo tre anni, risalire la gangway e rimettere il name-tag sulla divisa

Poi, puntuale, arriva un rumore a spezzare l’incantesimo: un motorino che passa sulla strada dietro, le voci di un gruppo di adolescenti che giocano a beach volley, il cane che abbaia a qualcuno che fa jogging.

Ho avuto coraggio? Direi proprio di sì.
Sia quando sono salita la prima volta a bordo e ho iniziato a navigare, sia quando sono scesa per l’ultima volta e non avevo ancora un’alternativa.

Ho avuto paura? Decisamente sì.
Più volte di quante abbia voglia di ammettere.

Ne è valsa la pena? Assolutamente sì.

Adesso ho deciso di aprire questo blog per:
– raccontare quest’esperienza pazzesca e condividerla con chi è curioso di conoscerla;
– creare un ponte tra chi ha vissuto la nave e chi la guarda solo da lontano;
– preparare il terreno al libro che verrà.

Se sei curioso/a di sapere da dove è cominciato tutto, ti consiglio di iniziare da qui:

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